“Alessandro Savelli” 2
“C’erano una volta…gnomi e folletti”. La fiaba, scritta a favore del Telefono Azzurro, presentata venerdì 29 Gennaio alla Biblioteca Malatestiana di Cesena.
Oggi pomeriggio, alla sala lignea della Biblioteca Malatestiana di Cesena, Alessandro Savelli ha presentato al pubblico l’ultima sua fatica, una fiaba fantastica che ha per protagonisti gnomi e folletti. L’autore è stato introdotto dalle relazioni di Loretta Righetti, direttrice della Biblioteca dei Ragazzi e da Raffaella Candoli, giornalista del Resto del Carlino. Nonostante il titolo evochi personaggi irreali e faccia ritenere che soggetto, luoghi e situazioni siano diretti ad un pubblico infantile, ancora una volta, questo racconto, il decimo, di Savelli (architetto cervese, cesenate d’adozione), può essere diretto ad un target, a un range piuttosto ampio: a seconda dell’età infatti, il lettore potrà cogliere i vari aspetti del contenuto. Per un pubblico in età prescolare prevale la magìa del racconto ambientato nel bosco, che come da letteratura classica è abitato da gnomi laboriosi, seri, onesti, guidati da un consiglio di giusti e saggi anziani, in contrapposizione coi folletti, minuscoli, che volano, si aggirano solo di notte, che lanciano lingue di fuoco, da dispettosi diventano vandali, distruttori, fino a mettere in pericolo la vita stessa degli abitanti del bosco o di una porzione di esso. Dunque, la contrapposizione tra buoni e cattivi.
Ancora, approfondendo: il bosco, luogo gettonato dai favolisti, intrigante e intricato, buio, misterioso, lontano dalla città, insidioso e magico al tempo stesso, come metafora della vita; nello specifico della fiaba in oggetto, luogo assimilabile alla quotidianità fatta di persone che lavorano, che salvaguardano la proprietà privata ma anche il bene comune, si danno delle leggi e le rispettano, sono a loro volta rispettati dagli animali feroci che riconoscono la loro onestà. C’è poi il…viaggio iniziatico, cioè il bosco (inteso come casa, luogo degli affetti, della sicurezza, dell’innocenza) lasciato per un viaggio di crescita, equiparabile all’adolescenza…alla scoperta di nuove avventure e incognite della vita, che gli gnomi non affrontano da soli, ma sostenendosi l’un l’altro a seconda delle loro capacità; e c’è il ritorno, ricco di nuove esperienze, festeggiato dal popolo, che offre il fianco ad un momento di debolezza: l’ubriacatura generale che renderà gli gnomi incapaci di pensare e di reagire all’attacco dei folletti.
I folletti sono da intendersi, sempre nella metafora, quei giovanissimi, o comunque coloro che non hanno interessi individuali, vivono il branco come luogo, occasione di riconoscimento sociale, di accettazione, omologazione, subiscono il fascino di un leader negativo, arrivano fino alle estreme conseguenze senza rendersi conto che per noia, per gioco, per scherno, ribellione mettono in pericolo non solo coloro che ritengono più deboli, asserviti all’ordine, ma anche la propria stessa vita. Dunque, gli atti di bullismo e di vandalismo portati alle estreme conseguenze.
C’è poi l’ insegnamento morale, c’è la finale, esplicitata dall’autore: ovvero un esame introspettivo cui i giovani e bizzarri folletti vengono indirizzati dagli adulti che hanno esperienza, e la conclusione che l’amore vince su tutto; amore amicale tra persone che si sentono e sono obbiettivamente diverse, ma non per questo si devono disprezzare (dunque il discorso della tolleranza, delle differenze culturali, etniche, della diversità) e, quindi, l’amore universale.
“Le mie fiabe nascono dagli episodi di cronaca _ ha detto Savelli _ e poi ci ricamo sopra la storia”. Comunque sia ogni volume, accompagnato da belle illustrazioni (in questo volume di Carlo D’Elia), è una perla di saggezza e reca un insegnamento. A qualunque lettore, di qualsiasi età.
Raffaella Candoli.
